TRATTENUTA SUL SALARIO DEI CONTRIBUTI SINDACALI IN FAVORE DI ORGANIZZAZIONI SINDACALI NON FIRMATARIE DEL CONTRATTO COLLETTIVO. LA GIURISPRUDENZA E LE INDICAZIONI CONFEDERALI

Si riporta, di seguito, una nota di Confindustria nella quale si d atto della sussistenza di un forte contrasto giurisprudenziale in merito alla questione della possibile antisindacalit del comportamento del datore di lavoro che si rifiuti di effettuare il versamento delle ritenute sindacali a favore delle organizzazioni sindacali non firmatarie del contratto collettivo applicato in Azienda.

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Premessa

In AIB Notizie n. 13/2004, pagg. 111 e segg., e n. 39/2004, pagg. 25 e segg., si riferito di tre recenti pronunce della Corte di Cassazione (rispettivamente, Cass., Sez. Lav., 3 febbraio 2004, n. 1968, e Cass., 3 giugno 2004, n. 10616 e Cass. 26 febbraio 2004, n. 43917) relative alla questione della eventuale antisindacalit del comportamento del datore di lavoro che si rifiuti di effettuare le trattenute sindacali sulla busta paga in favore di un sindacato non firmatario del contratto collettivo applicato, nonch del contrasto di indirizzo interpretativo che da tali sentenze emerge. 

La questione trova origine, come noto, dall'abrogazione, intervenuta a decorrere dal 28 settembre 1995, dei commi 2 e 3 dell'art. 26 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori), che prevedevano il diritto delle associazioni sindacali dei lavoratori di percepire, tramite ritenuta sul salario nonch sulle prestazioni erogate per conto degli enti previdenziali, i contributi sindacali che i lavoratori stessi intendevano loro versare con modalit stabilite dai contratti collettivi e, per il caso in cui il rapporto di lavoro non fosse regolato dai contratti stessi, il diritto del prestatore d'opera di richiedere il versamento dei contributi in parola all'associazione da lui indicata (v. AIB Notizie n. 23/1995, pagg. 77 e segg., n. 30/1995, pagg. 181 e segg., e n. 35/1995, pagg. 11 e segg.).

In forza della tesi sin dall'inizio sostenuta da Confindustria, l'eliminazione della fonte legale del diritto delle associazioni sindacali a che il datore di lavoro trattenga dalla retribuzione i contributi che i lavoratori intendono loro versare, se, da un lato, non ha inficiato la validit del sistema di riscossione dei contributi mediante trattenuta sulla retribuzione regolato da clausole dei contratti collettivi nazionali di lavoro, dall'altro ha prodotto effetti di non trascurabile rilievo nei confronti delle organizzazioni sindacali non firmatarie (neppure per adesione) dei contratti collettivi, alle quali concessa la sola possibilit di far ricorso alla "delegazione di pagamento" di cui agli artt. da 1269 a 1271 c.c. (v. AIB Notizie n. 35/1995, pagg. 11 e segg.), negozio che richiede il consenso del datore di lavoro. Tale tesi avversata da coloro che ritengono che la fattispecie in commento sia da ricondurre pi propriamente allo schema della "cessione del credito", di cui agli artt. 1260 c.c. e segg., strumento che, invece, prescinde dal consenso dell'Azienda.

La questione , come gi accennato, fortemente dibattuta anche in sede giurisprudenziale: nel senso dell'utilizzabilit dello schema della "delegazione di pagamento", si sono pronunciate le citate sentenze n. 1968/2004 e n. 10616/2004; per la tesi opposta dell'inquadramento della fattispecie nello schema della "cessione del credito", si pone, invece, Cass., 26 febbraio 2004, n. 3917, e, da ultimo, anche una ulteriore sentenza della Cassazione, la n. 14032 del 26 luglio 2004.

Il punto di diritto sulle quattro sentenze intervenute in tema riassunto nella nota di Confindustria, riprodotta alle pagine seguenti, nella quale, oltre a dar conto delle contrastanti pronunce giurisprudenziali intervenute in materia, l'Organizzazione conferma in suggerimento operativo a suo tempo diramato.

A tale riguardo, ed in attesa di un rapido intervento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che risolva il contrasto giurisprudenziale esistente sulla questione, Confindustria ribadisce la possibilit di attenersi alla linea che esclude obbligo datoriale di effettuare il versamento di contributi sindacali a favore delle organizzazioni sindacali non firmatarie del contratto collettivo applicato, su semplice richiesta del lavoratore interessato.

Nota di Confindustria 30 novembre 2004

Sentenze di Cassazione in tema di contributi sindacali Art. 26, l. 20 maggio 1970, n. 300 risultante dal referendum abrogativo del 1995 Cessione del credito Delegazione di pagamento.

Con quattro recenti sentenze la Cassazione si pronunziata sulla questione se, a seguito dell'abrogazione dei commi 2 e 3 dell'art. 26 della legge n. 300/1970, per effetto del referendum popolare dell'11 giugno 1995, il rifiuto del datore di lavoro di operare, in base alla richiesta del lavoratore, le trattenute sulla retribuzione per contributi in favore di un'associazione sindacale non firmataria del contratto collettivo applicato nell'azienda, costituisca o meno condotta antisindacale ai sensi dell'art. 28 legge n. 300/1970.

Con la sentenza 3 febbraio 2004, n. 1968, la Cassazione ha osservato innanzitutto che, a seguito del referendum, venuto meno l'obbligo a carico del datore di lavoro - obbligo che era di fonte legale - di operare la trattenuta del contributo sindacale sulla retribuzione, in base ad una mera richiesta del lavoratore.

Al riguardo, occorre ricordare che la sentenza della Corte costituzionale 12 gennaio 1995, n. 13 (in "Mass. giur. lav.", 1999, p. 7), nel dichiarare ammissibile il referendum abrogativo, aveva affermato che il suo fine consisteva nel restituire la disciplina della materia all'autonomia privata individuale e collettiva.

A mente di tale pronuncia, la Cassazione ha sottolineato che l'obbligo per il datore di lavoro di effettuare la trattenuta relativa alla quota associativa sindacale non ha pi fondamento legislativo, bens solo contrattuale, sempre che la contrattazione collettiva intervenuta successivamente alla abrogazione referendaria, abbia riconosciuto al lavoratore aderente ad una associazione firmataria del contratto collettivo applicato nell'azienda, il diritto a veder effettuata la ritenuta del contributo sindacale sulla sua retribuzione.

Di qui, nella sentenza n. 1968/2004 la Cassazione ha osservato che ove si consentisse ai lavoratori aderenti alle associazioni sindacali che non hanno sottoscritto quel contratto di avvalersi della cessione del credito ex art. 1260 c.c. (negozio bilaterale che produce i suoi effetti anche senza il consenso del debitore ceduto), si finirebbe per obbligare il datore di lavoro ad effettuare la trattenuta del contributo sindacale senza il suo consenso: il correlativo diritto del lavoratore e dell'associazione sindacale, inoltre, finirebbe per trovare la sua fonte nella legge, collidendo con l'intento referendario, evidenziato dalla sentenza della Corte costituzionale 12 gennaio 1995, n. 13, di restituire la materia interamente all'autonomia collettiva.

Ulteriore profilo evidenziato dalla sentenza n. 1968 che la cessione del credito comporta, per il datore di lavoro, responsabilit e obblighi aggiuntivi quali la predisposizione di un'organizzazione amministrativa per l'immediato versamento mensile dei contributi sindacali a seguito dell'indicazione del lavoratore.

La Cassazione nella sentenza n. 1968/2004 ha dunque concluso sulla questione affermando che l'istituto pi idoneo a qualificare la trattenuta che fosse effettuata al di fuori della fattispecie regolata in base al contratto collettivo quello della delegazione di pagamento (artt. 1269 e ss. c. c.), che costituisce un negozio trilatero e che, pertanto, richiede anche il consenso del datore di lavoro.

In tal modo si realizza una situazione conforme alla volont referendaria, perch attribuisce all'autonomia contrattuale delle parti la regolamentazione della materia.

In conclusione, ad avviso della sentenza n. 1968/2004 o l'associazione sindacale firmataria del contratto collettivo o, in caso contrario, potr avvalersi della delegazione di pagamento che, per, richiede il consenso del datore di lavoro.

Di qui, con riferimento alla fattispecie che ha originato il giudizio, la Cassazione ha concluso per l'insussistenza di un comportamento antisindacale del datore di lavoro che rifiuti di operare la trattenuta al di fuori di queste due ipotesi, non essendo ravvisabile, nel caso di specie, una legittima cessione del credito.

Senonch con una sentenza di pochi giorni successiva (Cass. 26 febbraio 2004, n. 3917 ) la Cassazione pervenuta ad un risultato diverso, se non opposto, rispetto a quello di Cass. n. 1968/2004.

Ed infatti, in questa occasione, stato enunciato il principio secondo cui, premesso che per effetto del referendum abrogativo dell'art. 26, commi 2 e 3 legge n. 300/1970, la materia stata restituita all'autonomia privata individuale e collettiva, legittima la cessione del credito posta in essere dal lavoratore per l'attribuzione all'associazione sindacale del relativo contributo.

La sentenza n. 3917/2004, in particolare, non ha accolto le considerazioni sviluppate dall'azienda la quale contestava la configurabilit di una legittima cessione del credito affermando che, in tal modo, l'autorizzazione alla trattenuta sindacale finiva per assumere natura irrevocabile.

La sentenza n. 3917/2004 ha "superato" tale eccezione rilevando che, anche in assenza della clausola di revoca (che, comunque, era stata prevista nel caso di specie), in caso di recesso del lavoratore dall'associazione sindacale verrebbe, comunque, automaticamente meno l'obbligo per il datore di lavoro di continuare a versare il contributo sindacale in virt del previo atto di cessione del credito notificato dal lavoratore al datore di lavoro.

Pertanto, la pretesa irrevocabilit dell'autorizzazione alla trattenuta sindacale non costituirebbe un ostacolo a dire della sentenza n. 3917/2004 al legittimo impiego dell'istituto della cessione del credito.

In base a tali considerazioni, la Cassazione ha affermato che il diniego del datore di lavoro di effettuare la trattenuta ed il versamento dei contributi sindacali in forza della cessione del credito, costituisce comportamento antisindacale reprimibile ai sensi dell'art. 28 legge n. 300/1970.

da rilevare che Cass. 26 febbraio 2004, n. 3917 ignora la precedente sentenza 3 febbraio 2004, n. 1968, non entrando, altres, nel merito delle questioni esaminate da detta sentenza e, in particolare, non considerando gli argomenti posti a fondamento dalla prima decisione per escludere la legittimit dell'utilizzo della cessione del credito.

Successivamente, intervenuta in materia la sentenza del 3 giugno 2004, n. 10616, ove la Cassazione, tenuto conto sia di Cass., 26 febbraio 2004, n. 3917, sia di Cass., 3 febbraio 2004, n. 1968, si adegua, esplicitamente, a quest'ultima, mutuandone alcune argomentazioni e dissentendo dalla sentenza n. 3917.

In particolare, Cass., 3 giugno 2004, n. 10616 ha ritenuto che l'elemento rilevante, ai fini di escludere la praticabilit della cessione del credito, va individuato negli oneri aggiuntivi, in termini pecuniari ed organizzativi, che detto negozio determinerebbe a carico del datore di lavoro.

Senonch, Cass. 26 luglio 2004, n. 14032 nuovamente intervenuta sulla questione oggetto delle tre precedenti decisioni, pronunziandosi, espressamente a favore dell'orientamento gi espresso nella sentenza n. 3917/2004, circa la possibilit dei lavoratori di avvalersi legittimamente della cessione del credito anche a favore di associazioni sindacali non firmatarie di contratti collettivi applicabili nell'azienda.

Argomentando dalla motivazione della decisione della Corte costituzionale 12 gennaio 1995, n. 13 e dall'intento dei promotori del referendum abrogativo, la Cassazione ha preliminarmente disatteso la tesi secondo cui la materia relativa alle ritenute dei contributi sindacali sulla retribuzione sarebbe ora esclusivamente disciplinata dalla contrattazione collettiva, di modo che il datore di lavoro non sarebbe pi tenuto ad assicurare la riscossione ed il versamento delle quote assicurative a favore delle organizzazioni non firmatarie, previa indicazione dei lavoratori.

Ad avviso della sentenza n. 14032/2004, il riferimento della Corte costituzionale all'intento referendario di "restituire la materia all'autonomia privata, individuale e collettiva", significa che rilevante anche la volont espressa dal singolo lavoratore in ordine al meccanismo di trattenuta e versamento dei contributi sindacali.

Di qui quest'ultima sentenza si diffusa nel dimostrare che lo schema giuridico in cui inquadrare la fattispecie in esame la cessione del credito che fa sorgere l'obbligazione nei confronti del debitore ceduto (datore di lavoro) anche senza il suo consenso.

Sotto altro profilo, la sentenza n. 14032/2004 ha osservato che l'obbligo assunto dal lavoratore di cedere una quota della retribuzione all'associazione sindacale prescelta, potr essere caducato dal lavoratore delegante tramite il recesso dall'associazione sindacale, che farebbe venir meno il diritto di quest'ultima al contributo. Anche questa sentenza, pertanto come gi Cass. n. 3917/2004 -ha ritenuto infondata la tesi dell'irrevocabilit unilaterale della cessione.

Per quanto concerne le incombenze del datore di lavoro connesse all'operazione di trattenuta sulla retribuzione e di versamento del contributo all'organizzazione sindacale, Cass., 26 luglio 2004, n. 14032, ha affermato che, ove la cessione del credito debba essere reiterata, come nel caso considerato, sorge l'esigenza per il datore di lavoro (creditore ceduto) di costituire un'apposita struttura organizzativa per far fronte a dette operazioni, onde non si pu escludere "che l'equilibrio contrattuale venga alterato, giacch all'obbligazione originaria concernente il pagamento della retribuzione, viene ad aggiungersi quella ulteriore di trattenere mensilmente una parte di essa e di procedere al versamento nei confronti dell'associazione designata".

Tuttavia, ha precisato la Cassazione, l'effettiva esistenza a carico del datore di lavoro di un aggravio ed il conseguente squilibrio contrattuale non possono ritenersi sempre esistenti e, quindi, tali da precludere l'applicazione del negozio di cessione del credito, onde il relativo accertamento deve essere effettuato in base alle norme sull'integrazione del contratto (art. 1374 c. c.) e al canone della sua esecuzione secondo buona fede (art. 1375 c. c.).

"Ne consegue prosegue la sentenza n. 14032/2004 che l'aggravio per il datore di lavoro e il conseguente squilibrio contrattuale non possono ritenersi sempre sussistenti e quindi tali da precludere a priori l'applicazione dell'istituto, ma dipende dalle fattispecie concrete, soprattutto, in via generale, dalle dimensioni dell'impresa cui fa capo un'adeguata articolazione organizzativa, per cui in alcuni casi, ma in altri no, si pu riscontrare l'effettiva esistenza a carico del datore di un onere aggiuntivo insostenibile rispetto all'obbligazione originaria consistente nel mero pagamento della retribuzione".

Nel caso di specie, che riguardava l'Ente Poste Italiane, la sentenza n. 14032 ha confermato la sentenza di secondo grado che aveva ritenuto che l'obbligo in questione non eccedesse la normale diligenza. Pertanto, stata confermata la condanna dell'Ente per comportamento antisindacale.

Stante quanto affermato nella sentenza n. 14032, le imprese di limitate dimensioni hanno maggiori "chances" di veder accolta l'eccezione relativa alla eccessiva gravosit dell'adempimento . Non vi dubbio per, che trattasi di un'eccezione soggetta alla valutazione del singolo giudicante e, pertanto, di "tenuta" quanto meno incerta.

Dall'esame delle quattro sentenze della Cassazione segnalate risulta, comunque, che sul tema in esame sussiste un palese contrasto nell'ambito della Sezione Lavoro della Cassazione e gi nella decisione 3 giugno 2004, n. 10616, il pubblico ministero aveva concluso per la rimessione della causa alle Sezioni Unite, al fine di dirimere la questione.

Cass., 26 luglio 2004, n. 14032, ha ulteriormente acuito tale contrasto, onde si rende indispensabile il sollecito intervento chiarificatore delle Sezioni Unite in una materia che concerne le relazioni sindacali nell'azienda.

In attesa dell'auspicato intervento delle Sezioni Unite, le aziende associate ben potranno attenersi alla linea di condotta gi indicata nelle nostre circolari del 24 luglio 1995 n. 13666 e 20 marzo 1996, n. 14004, che esclude l'obbligo a carico del datore di lavoro di effettuare il versamento, su richiesta del lavoratore, anche a favore di organizzazioni sindacali non firmatarie dei contratti collettivi che regolino modalit di riscossione dei contributi sindacali. Tale condotta, infatti, trova conforto nelle motivazioni espresse dalle sentenze nn. 1968 e 10616 del 2004.