TRATTENUTA SUL SALARIO DEI CONTRIBUTI SINDACALI IN FAVORE DI ORGANIZZAZIONI SINDACALI NON FIRMATARIE DEL CONTRATTO COLLETTIVO. NECESSITA` DEL CONSENSO DEL DATORE DI LAVORO. CASS., SEZ. LAV., 3 FEBBRAIO 2004, N. 1968

Con un recente pronunciamento, la Corte di Cassazione ha condiviso la tesi sostenuta da Confindustria secondo cui, a seguito dell'intervenuta abrogazione dei commi 2 e 3 dell'art. 26 dello Statuto dei lavoratori, che attribuivano ex lege ai sindacati il diritto a che il datore di lavoro trattenesse dalla retribuzione i contributi che i lavoratori intendevano versare loro, il datore di lavoro tenuto ad operare e versare dette trattenute solo se ci sia previsto dal contratto collettivo applicabile ovvero, in presenza di organizzazioni sindacali non firmatarie, se abbia accettato la delega di pagamento inviata dai lavoratori stessi.

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A decorrere dal 28 settembre 1995, in esito al referendum popolare tenutosi in data 11 giugno 1995 ed al conseguente D.P.R. 28 luglio 1995, n. 313, sono stati abrogati i commi 2 e 3 dell'art. 26 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori), che prevedevano il diritto delle associazioni sindacali dei lavoratori di percepire, tramite ritenuta sul salario nonch sulle prestazioni erogate per conto degli enti previdenziali, i contributi sindacali che i lavoratori stessi intendevano loro versare con modalit stabilite dai contratti collettivi e, per il caso in cui il rapporto di lavoro non fosse regolato dai contratti collettivi, il diritto del prestatore d'opera di richiedere il versamento dei contributi in parola all'associazione da lui indicata (v. AIB Notizie n. 23/1995, pagg. 77 e segg., n. 30/1995, pagg. 181 e segg., e n. 35/1995, pagg. 11 e segg.).

In forza della tesi sin dall'inizio sostenuta da Confindustria, l'eliminazione della fonte legale del diritto delle associazioni sindacali a che il datore di lavoro trattenga dalla retribuzione i contributi che i lavoratori intendono loro versare, se, da un lato, non ha inficiato la validit del sistema di riscossione dei contributi mediante trattenuta sulla retribuzione regolato da clausole dei contratti collettivi nazionali di lavoro, dall'altro ha prodotto effetti di non trascurabile rilievo nei confronti delle organizzazioni sindacali non firmatarie (neppure per adesione) dei contratti collettivi, alle quali concessa la sola possibilit di far ricorso alle norme generali del codice civile in materia di "delegazione di pagamento" (v. AIB Notizie n. 35/1995, pagg. 11 e segg.).

Tale istituto regolamentato dagli artt. 1269 - 1271 c.c.. In forza dell'art. 1269 c.c., in particolare, "se il debitore [lavoratore] per eseguire il pagamento ha delegato un terzo [datore di lavoro], questi pu obbligarsi verso il creditore [organizzazione sindacale], salvo che il debitore l'abbia vietato. Il terzo delegato per eseguire il pagamento non tenuto ad accettare l'incarico, ancorch sia debitore del delegante. Sono salvi gli usi diversi".

Tale tesi avversata da coloro che ritengono che la fattispecie in commento sia da ricondurre pi propriamente allo schema della "cessione del credito", di cui agli artt. 1260 c.c. e segg.. In tale ipotesi, in particolare, ai sensi degli artt. 1260, comma 1,  e 1264, comma 1, c.c., "il creditore [lavoratore] pu trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore [datore di lavoro], purch il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge" e "la cessione ha effetto nei confronti del debitore ceduto quando questi l'ha accettata o quando gli stata notificata".

In base alle disposizioni codicistiche citate, quindi, l'obbligo in capo al datore di lavoro di trattenere e versare i contributi sindacali ad organizzazioni non firmatarie del contratto collettivo applicato pu intendersi subordinato o meno al suo preventivo consenso a seconda che si accolga l'una piuttosto che l'altra impostazione: mentre nella prima ipotesi ("delegazione di pagamento") il medesimo potrebbe legittimamente rifiutarsi di accettare l'incarico di versamento, infatti, nella seconda ("cessione del credito") la volont aziendale da ritenersi del tutto irrilevante.

Con sentenza 3 febbraio 2004, n. 1968, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha condiviso la tesi confederale, riconducendo la fattispecie in parola allo schema della "delegazione di pagamento" (e, quindi, sottoponendo il diritto delle organizzazioni sindacali non firmatarie del contratto collettivo applicato ad ottenere il versamento da parte dell'azienda dei contributi alla condizione della previa accettazione dell'incarico da parte dell'azienda stessa).

Nella specie, un'organizzazione sindacale non firmataria del contratto collettivo applicato aveva avviato la procedura prescritta dall'art. 28 dello Statuto dei lavoratori per la repressione di una presunta condotta antisindacale posta in essere da un'azienda, consistita nell'omessa trattenuta delle quote associative nonostante l'avvenuta notifica alla stessa di distinti atti individuali di asserita cessione di credito retributivo. Il decreto emesso dal Giudice del lavoro, con il quale detto comportamento era stato ritenuto antisindacale, era stato revocato a seguito dell'opposizione della societ e, successivamente, confermato nel giudizio d'appello instaurato su istanza dell'organizzazione sindacale.

Il Giudice del gravame, in particolare, aveva inquadrato la fattispecie nell'ambito della "cessione del credito", e ritenuto che il rifiuto del datore di lavoro di effettuare le trattenute sindacali, oltre ad essere illegittimo (a causa dell'irrilevanza della volont del debitore ceduto in tale schema negoziale), era di ostacolo alla libert sindacale (in quanto ostativo al finanziamento del sindacato, necessario per il raggiungimento degli scopi tipici dello stesso).

L'azienda ha proposto ricorso per cassazione, lamentando, tra l'altro, la riconduzione della fattispecie in parola all'istituto della "delegazione di pagamento".

Il Supremo Collegio, in via preliminare, ha effettuato una rapida analisi dell'evoluzione "storica" (normativa e giurisprudenziale) della materia: nel periodo pre-referendario l'obbligo "legale" del datore di lavoro di effettuare delle ritenute sindacali era inquadrato dalla giurisprudenza nello schema della "delegazione di pagamento" o configurato quale conseguenza di un atto unilaterale del lavoratore non tipizzato dal legislatore (nella specie, infatti, veniva costituito un rapporto plurisoggettivo tra delegante/lavoratore, delegato/datore di lavoro e delegatario/sindacato, in forza del quale il delegante impartiva al delegato l'ordine di eseguire il pagamento in favore del delegatario); con sentenza n. 13/1995, la Corte Costituzionale aveva configurato la ritenuta come un diritto "perfetto" del sindacato, e considerato l'intenzione di procedere all'abrogazione dell'art. 26 citato come volont di "eliminare la base legale di quel diritto e del correlativo obbligo di intermediazione, per restituire la materia all'autonomia privata, individuale e collettiva"; a seguito dell'abrogazione della norma statutaria predetta, infine, la Corte di cassazione ha escluso l'applicabilit del contratto collettivo regolante la materia nei confronti dei lavoratori aderenti ad associazioni sindacali non firmatarie del contratto stesso (con conseguente ritenuta insussistenza, in capo al datore di lavoro, dell'obbligo di operare delle trattenute sulle retribuzioni a favore di dette associazioni).

In secondo luogo, la Corte ha espresso l'avviso secondo cui, nell'attuale panorama legislativo, la situazione in commento deve essere propriamente definita sulla scorta dello schema legale della "delegazione di pagamento", di cui agli artt. 1269 - 1271 c.c., che, come gi scritto, richiede, ai fini dell'operativit della delega, il consenso del terzo delegato (datore di lavoro).

Secondo tale impostazione, pertanto, il sindacato non firmatario del contratto collettivo pu ottenere che il datore effettui la ritenuta sindacale sulla retribuzione ed il versamento della stessa in suo favore solo a condizione che il datore medesimo via abbia precedentemente acconsentito.

In altri termini, ai fini della sussistenza di un diritto al versamento dei contributi sindacali trattenuti sulla retribuzione dei lavoratori, il sindacato dovr o essere firmatario del contratto collettivo applicato (prevedente detto diritto) o, in mancanza, limitarsi a fare riferimento all'accettazione da parte del datore di lavoro della delega di pagamento inviata dal lavoratore (come testualmente affermato dal Collegio, "il duplice piano contrattuale - collettivo o individuale -, cui esclusivamente deve essere riportato il diritto alla riscossione dei contributi sindacali mediante trattenute sulla retribuzione, impone che il sindacato, ove voglia acquisire il cennato diritto, deve essere parte del contratto collettivo che comunque regola la materia. Il diritto del singolo trae origine - sul piano individuale -  come conseguenza di un accordo contrattuale che si perfeziona con la volont del lavoratore delegante e del datore di lavoro e da cui deriva una situazione di vantaggio del sindacato non firmatario").

Sulla scorta di tali argomentazioni, la Corte di cassazione ha cassato la sentenza impugnata e revocato il decreto di condanna emesso ex art. 28 Statuto dei lavoratori.

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In materia di obbligo datoriale di trattenuta e versamento dei contributi sindacali, da rilevare che, nella quasi totalit dei contratti collettivi, le organizzazioni sindacali firmatarie hanno concordato con le associazioni imprenditoriali il riconoscimento del diritto di riscossione dei contributi in parola tramite trattenuta sulla retribuzione, sostituendo, cos, alla "fonte legale"  del diritto stesso la "fonte contrattuale".

La questione affrontata dalla Corte di Cassazione nella sentenza analizzata rileva, come gi scritto, in riferimento alle associazioni sindacali non firmatarie.

Secondo tale impostazione, in particolare, in presenza di organizzazioni sindacali:

- firmatarie del contratto collettivo applicato: i contributi sindacali dovranno essere trattenuti e versati sulla base dell'obbligo in tal senso eventualmente previsto in sede di contrattazione collettiva;

- non firmatarie del contratto collettivo applicato: il datore di lavoro potr ritenersi tenuto all'obbligo di trattenuta e versamento dei contributi sindacali solo in quanto abbia accettato la delega di pagamento inviata dal lavoratore.