CONFIGURABILITA` DI UNA CONDOTTA ANTISINDACALE NEL CASO DI OMESSA INFORMATIVA, IN MATERIA DI SICUREZZA, NEI CONFRONTI DEL RAPPRESENTANTE PER LA SICUREZZA. TRIB. PISA, 15 DICEMBRE 2003

La compromissione delle prerogative assegnate dal decreto legislativo n. 626/1994 al rappresentante per la sicurezza implicanti la violazione di un obbligo a contenuto informativo costituisce un comportamento antisindacale azionabile in giudizio anche dalle organizzazioni sindacali mediante la procedura speciale di cui all'art. 28 dello Statuto dei lavoratori.

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Un Questore aveva disposto la chiusura dei locali adibiti al servizio di mensa per le forze di polizia della citt, a causa dell'esecuzione di opere di adeguamento di tali ambienti ai requisiti di legge. Successivamente alla riapertura dei locali stessi, debitamente comunicata al responsabile per la sicurezza, il sindacato aveva richiesto una serie di notizie inerenti lo stato dei lavori e, a seguito di risposte piuttosto vaghe da parte del Questore (che si era limitato a spiegare di aver disposto la riapertura della mensa per ragioni di opportunit, sentito il parere favorevole del medico competente), la presa di visione dei documenti di certificazione e conformit relativi alla riapertura predetta, nonch maggiori informazioni relativamente ai tempi di ultimazione dei lavori.

Non ricevendo alcuna adeguata risposta da parte del Questore, il sindacato ha proposto azione giudiziaria, lamentando la violazione dell'art. 19 del decreto legislativo n. 626/1994, nella parte in cui assegna al rappresentante della sicurezza il diritto ad essere consultato, a prendere visione della documentazione aziendale, ed a ricevere copia del piano di sicurezza e del documento di valutazione dei rischi, e richiedendo l'accertamento dell'antisindacalit del comportamento datoriale ex art. 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori).

Il Giudice investito della questione nella fase di urgenza ha accolto la domanda della ricorrente, impartendo le istruzioni di cui all'art. 28 citato.

A riguardo, da rammentare che, in forza della norma statutaria predetta, la condotta del datore di lavoro pu definirsi "antisindacale" qualora sia diretta ad impedire o limitare l'esercizio della libert e dell'attivit sindacale, nonch del diritto di sciopero. In tale ipotesi, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il Giudice adito, nei due giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione in parola, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato ed immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti. Il datore di lavoro che non ottemperi al decreto (ovvero alla sentenza pronunciata nell'eventuale giudizio di opposizione allo stesso), inoltre, punito ai sensi dell'art. 650 c.p. (ossia con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino ad euro 206).

Nella specie, il Tribunale di Pisa, adito dall'Avvocatura dello Stato, per conto del Ministero dell'Interno, al fine dell'opposizione al decreto emesso d'urgenza, ha accolto le doglianze dell'organizzazione sindacale, ritenendo che la compromissione delle prerogative assegnate dal decreto legislativo n. 626/1994 al rappresentante per la sicurezza realizzi un comportamento antisindacale, punibile ex art. 28 dello Statuto dei lavoratori.

A detta del Giudice, infatti, nell' ordinamento italiano vige il principio di gestione (oltre che individuale, anche) collettiva (e, pertanto, sindacale) della sicurezza.

Tale assunto desumibile sia dal tenore del decreto legislativo n. 626/1994, sia da quanto statuito dall'art. 9 dello Statuto dei lavoratori, che assegna la tutela della salute e dell'integrit fisica dei lavoratori alle rappresentanze degli stessi (la norma testualmente dispone che "i lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrit fisica").

Pertanto, la violazione delle prerogative di cui all'art. 9 della legge n. 300/1970, ovvero agli artt. 18 e 19 del decreto legislativo n. 626/1994 comporta l'applicabilit della particolare tutela predisposta dall'art. 28 pi volte citato ai fini della repressione di una condotta antisindacale, con conseguente legittimazione delle organizzazioni sindacali ad adire il Giudice del luogo in cui stato posto in essere il comportamento denunciato per l'emanazione di un provvedimento con il quale siano ordinati la cessazione della condotta illegittima e la rimozione degli effetti.

Secondo quanto testualmente asserito dal Tribunale, cio, "la specifica violazione di un obbligo normativo o contrattuale, che abbia contenuto informativo o che stabilisca la partecipazione del sindacato (o del rappresentante per la sicurezza) nelle procedure dettate a fini di sicurezza, realizza in astratto indubbiamente un comportamento antisindacale poich si risolve nella lesione di diritti affidati dalla legge alla gestione collettiva".

In base alla giurisprudenza maggioritaria, l'illegittimit del comportamento datoriale antisindacale prescinde dall'eventuale volontariet dello stesso, essendo rilevante, a tali fini, pi che l'elemento soggettivo del trasgressore, la condotta in s considerata.

Il Tribunale, infine, ha precisato che, secondo quanto stabilito dall'art. 19, comma 1, lett. e), del decreto legislativo n. 626/1994, il rappresentante per la sicurezza deve reputarsi titolare di un vero e proprio diritto di consultazione, di informazione, e di accesso alla documentazione aziendale in materia di sicurezza, nonch di un diritto a formulare proposte, segnalazioni ed osservazioni, ed a ricorrere alle autorit competenti.

Nella specie, pertanto, il datore di lavoro avrebbe dovuto attribuire al rappresentante un'informazione preventiva, e fornire al medesimo visione di quanto concernente la riapertura dei locali adibiti al servizio di mensa (in particolare, del piano di sicurezza, del documento di valutazione dei rischi, e del parere del medico competente), al fine di consentirgli l'esercizio delle prerogative attribuitegli dall'ordinamento giuridico.

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In base a quanto disposto nella sentenza citata, la lesione dei diritti a contenuto informativo facenti capo al rappresentante per la sicurezza integra gli estremi di una condotta antisindacabile, perseguibile ai sensi dell'art. 28 dello Statuto dei lavoratori.

Tale principio, pronunciato in riferimento ad un datore di lavoro pubblico, da ritenersi applicabile anche nei confronti delle Aziende operanti nel settore privato.

Per completezza di informazione, si rammenta che, in forza dell'art. 19 del decreto legislativo n. 626/1994, il rappresentante per la sicurezza:

a) accede ai luoghi di lavoro in cui si svolgono le lavorazioni;

b) consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nell'azienda ovvero unit produttiva;

c) consultato sulla designazione degli addetti al servizio di prevenzione, all'attivit di prevenzione incendi, al pronto soccorso, alla evacuazione dei lavoratori;

d) consultato in merito all'organizzazione della formazione di cui all'art. 22, comma 5 (per i lavoratori incaricati dell'attivit di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei lavoratori in caso di pericolo grave ed immediato, di salvataggio, di pronto soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza);

e) riceve le informazioni e la documentazione aziendale inerente la valutazione dei rischi e le misure di prevenzione relative, nonch quelle inerenti le sostanze e i preparati pericolosi, le macchine, gli impianti, l'organizzazione e gli ambienti di lavoro, gli infortuni e le malattie professionali;

f) riceve le informazioni provenienti dai servizi di vigilanza;

g) riceve una formazione adeguata, comunque non inferiore a quella prevista dall'art. 22;

h) promuove l'elaborazione, l'individuazione e l'attuazione delle misure di prevenzione idonee a tutelare la salute e l'integrit fisica dei lavoratori;

i) formula osservazioni in occasione di visite e verifiche effettuate dalle autorit competenti;

l) partecipa alla riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi di cui all'art. 11;

m) fa proposte in merito all'attivit di prevenzione;

n) avverte il responsabile dell'azienda dei rischi individuati nel corso della sua attivit;

o) pu fare ricorso alle autorit competenti qualora ritenga che le misure di prevenzione e protezione dai rischi adottate dal datore di lavoro e i mezzi impiegati per attuarle non sono idonei a garantire la sicurezza e la salute durante il lavoro.